RE MANFREDI AGLIANICO DEL VULTURE… IN MUSICA. Di Thomas Coccolini Haertl

Re Manfredi, Aglianico 2015 Edizione Limitata Matera Capitale Europea della Cultura 2019

 Franco Mussida, Racconti della tenda rossa 1991

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 L’aria di festeggiamenti per Matera capitale europea della cultura 2019 entra nel vino, in particolare nella preziosa confezione a tiratura limitata realizzata da Re Manfredi a Pian di Camera, Venosa (Pz). Una distesa di vigneti su 110 ettari con 300.000 bottiglie prodotte all’anno, facente parte del Gruppo Italiano Vini, la masseria Re Manfredi è stata fondata nel 1998, sicché in etichetta si evidenzia il millesimo di vendemmia 2015, ma anche la ricorrenza dei 20 anni dell’azienda che con la cantina Terre degli Svevi condotta da Christian Scrinzi, sotto la cura dell’enologo Pietro Bertè, produce in prevalenza Aglianico del Vulture in purezza e un Manfredi Bianco con 70% di Müller Thurgau e 30% di Traminer aromatico.

La bottiglia che ho avuto occasione di degustare, fra l’altro proprio a Matera nelle sere prima degli eventi che aprivano il 2019, è la n. 3048 di 5000, confezionata nella elegante scatola che riporta una vista della città in monocromia oro su sfondo nero. La cantina ha scelto di presentare così il suo vino rosso intermedio, mentre il fiore all’occhiello di Re Manfredi è l’Aglianico del Vulture Superiore Serpara, dalla vigna omonima nel comune di Maschito a 550 m s.l.m., con alcuni filari di oltre 40 anni, il cui 2013 (14,5% vol e 20.000 bottiglie) guadagna le 4 viti della guida AIS 2019.

In quelle atmosfere di Matera, con una cucina rigorosamente del territorio, in quei giorni di festa fra il Natale e l’arrivo dell’Europa, in mezzo ai sassi che furono “vergogna nazionale” nei primi anni ’50, terre da cui scappare e che oggi si ritrovano a essere il fulcro della cultura mondiale, fra arte ritrovata, cinema, musica e archeologia, ebbene in quelle atmosfere ho sentito subito echeggiare le note di Radici di terra di Franco Mussida, condiviso al microfono con l’inconfondibile voce di Fabio Concato e Angelo Branduardi, uno degli 11 brani che nel 1991 il chitarrista e produttore noto soprattutto per il lungo cammino con la PFM, ha raccolto sotto il titolo di Racconti della tenda rossa. Un disco unico, un capolavoro che segna un punto fermo, l’unico, però assoluto nella carriera del cantautore milanese.

Non saprei dire cosa colpisce di più a Matera, se il confine ancora marcato culturalmente e geograficamente invalicabile della fine dei sassi a est con il canyon del torrente Gravina, oppure l’irreale vicinanza della Strada Statale 7 via Appia, che dai tempi dei romani passa adiacente all’area antropizzata, ciò nonostante la cittadina abbia vissuto un isolamento secolare con un concetto abitativo arcaico in grotte scaldate dal calore animale, scavate nel sottosuolo e mantenute vive da una esemplare tecnica di raccolta della acque piovane. Le atmosfere misteriose, a tratti esoteriche delle chiese rupestri, che mostrano alla luce del sole preziosissimi affreschi bizantini che giorno dopo giorno stanno svanendo, forse anche nei ricordi, sono le stesse che sento emergere dai Racconti della tenda rossa; c’è qualcosa nel disco che gira dentro, che scava come una goccia dopo l’altra sulla roccia, un solco eterno e indelebile. Di quel territorio là, che fu così oltre i confini della civiltà da far pensare anche a Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, oggi la testimonianza più vera di un tempo che non sembra esistere più è proprio il vino che nell’Aglianico del Vulture mostra simultaneamente una ritrovata assoluta attualità.

Il terroir lavico, sulle pendici del Vulture, vulcano inattivo già dalla preistoria, arricchito di argilla, calcio e tufo, caratterizza le vigne di Re Manfredi il cui criterio di preservare nei vini rossi l’integrità del frutto, ha fatto affiancare alle barrique nuove botti di rovere da 24 hl. Nasce così Aglianico del Vulture Re Manfredi 2015 (Aglianico del Vulture 100%, 13,5% vol. e 40.000 bottiglie) che si presenta di colore rosso rubino intenso, all’olfatto concede un ampio bouquet di viola e rose appassite, poi lascia spazio alla composta di ciliegia, ma anche ribes nero, quindi chiude con i sentori del legno di sandalo, marcando anche i tratti del tabacco scuro.

E il rosso ci riconduce alla storia della Tenda Rossa che fu chiamata così perché venne tinta di quel colore dall’equipaggio del dirigibile Italia, quando nel 1928 lo schianto costrinse i nove superstiti a rimanere quasi due mesi sotto di essa. Rimane un simbolo, grazie proprio all’idea di Umberto Nobile e degli altri compagni della spedizione al Polo Nord di utilizzare le fiale di colore destinate a delle misurazioni scientifiche affinché la tenda potesse esser vista più facilmente e localizzata sul pack della banchisa polare artica. La storia, la tenda donata da Nobile al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano deve aver colpito Mussida per ispirare il titolo del suo disco e i racconti che ne fanno parte, fra l’altro la tenda è rimasta esposta proprio fino a pochi anni dopo l’uscita del disco, nel 1991. Sono passati quasi trent’anni dalla fine del 1990, in cui se ne completava la registrazione uscita sia in Cd sia in vinile, purtroppo masterizzato in digitale con i difetti di “chiusura” del fronte sonoro che allora il sistema aveva, nonostante gli elogi dei fedeli a quel sistema (di cui molti si sono ricreduti). Allora ci fu un massiccio spostamento di vendite verso il supporto di plastica che oggi sappiamo defunto, contrariamente al vinile che non solo è sopravvissuto all’era dei numeri, ma che ora vive una nuova giovinezza, per cui stimolo la Virgin a ripubblicare questo capolavoro con una rimasterizzazione e una stampa su vinile a 180 gr. Il disco si apre con i giochi di parole del brano Voci, poi la strumentale Orizzonti del cuore lascia intuire un’atmosfera rarefatta, in cui Mussida ci ricorda il meglio della PFM, fra poesia e capacità evocativa della parola e della musica. Sul libretto c’è un breve pensiero dedicato a queste note di chitarra che si conclude così: <<(…) sento che il cuore unisce il cielo e la terra>>. Poi, prolungando quelle stesse atmosfere, arrivano la già citata Radici di terra e La cava di sabbia. Ancora oggi, dopo centinaia di ascolti di questo vinile, non saprei scegliere quale dei due brani possa rappresentare il culmine dell’ispirazione di Mussida, un chitarrista che ha segnato il cammino della musica pop/rock italiana, dai primi passi con i Quelli, prodromici alla PFM, passando per le registrazioni con Lucio Battisti di brani memorabili come Mi ritorni in mente, Emozioni, Il tempo di morire e La canzone del sole, ricordando anche la collaborazione con Paolo Conte e la sua Bartali, senza tralasciare gli importanti lavori svolti con Fabrizio De André, fra cui il doppio live del 1979 assieme alla Premiata Forneria Marconi. Tutto il disco Racconti della tenda rossa è giocato sull’equilibrio tra brani strumentali quasi immateriali e momenti di forza come Dance Classique o La Tempesta, così i brani cantati sono delle particelle di purezza in un universo astratto. Sul secondo lato ci sono altri due gioielli da cui non riesco a separarmi: La discesa di Michele e Tenda rossa che chiude l’LP. Quell’equilibrio fra le note lo ritrovo in Re Manfredi, al palato fra la vena tannica e un delicato sentore rinfrescante, partendo da una certa morbidezza del legno che non ci lascia mai, perché la lunga persistenza lascia spazio anche a note di mandorla e china, grazie ai 12 mesi di sosta in botti di varie dimensioni. Note di colore, momenti di riflessione e memoria che si propagano nell’aria con parole come “l’emozione penetrante, il grido di un bambino appena appena appena nato…”.

Matera, la Basilicata, il nostro Sud e un angolo di mondo a sé ci presentano un vino da portare in tavola, l’Aglianico del Vulture, abbinandolo a piatti del territorio, ma anche a secondi in generale ricchi di sapore dalle cotture complesse, non solo di carne rossa. Un’ottima alternativa.

Vorrei infine ricordare il 1991, anno evidentemente proficuo sotto il profilo musicale contemporaneo, per altri due dischi che hanno segnato il cammino della musica pop e che restano nella memoria: Lo stato naturale di Rossana Casale e Achtung Baby degli U2, ma queste sono altre storie di cui presto racconterò con un altro bicchiere memorabile, da assaporare virtualmente con tutti voi.

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